Cari Amici,

se per qualche motivo foste interessati agli usi e costumi culinari del Giappone, forse la nuova rubrica fa al caso vostro.

Siamo nell’isola nipponica da qualche giorno, la prima tappa del viaggio è Tokyo. Stiamo cercando di farci un’idea della cucina giapponese, sfatando gli stereotipi importati in occidente. La capitale è una fucina di creatività e incontri tra diverse culture, e anche qui, come in tutte le grandi metropoli, la globalizzazione sembrerebbe aver attecchito.

Nonostante ciò, nelle zone che per ora abbiamo frequentato (Shinjuku, Shibuya, Chiyoda e Minato), raramente abbiamo incontrato occidentali. In quasi tutti i locali, botteghe di strada e piccoli ristoranti, gli unici con tratti non orientali eravamo noi.

La prima impressione è stata quella di dover consumare il pasto con estrema velocità, per liberare subito il tavolo per altri avventori. Sembra quasi che il cibo sia esclusivamente un modo per sfamarsi, lontano dalla logica mediterranea di pasto come luogo metaforico per incontrare altre persone. Hai fame? Entri, mangi e te ne vai (con grandi inchini).

Questa sembrerebbe la regola.

Tuttavia, in qualche occasione siamo stati smentiti. C’è un locale, a Nishishinjuku, in cui sembra di essere a Parigi. Innanzitutto, come al solito, siamo gli unici occidentali. Ci guardiamo attorno e vediamo poi che tutti pasteggiano con coltello e forchetta. Non solo bacchette, quindi! E questa modalità occidentale si riflette anche sui tempi, più rilassati e più social. Pare che qui nessuno abbia fretta e si goda la compagnia delle altre persone.

Un’altra peculiarità riguarda il ramen. Dopo il primo (e giustificato) imbarazzo, abbiamo iniziato anche noi a mangiare i noodle immersi nel “brodo” aspirando rumorosamente… in teoria ciò dovrebbe servire a raffreddare la pasta per non ustionarsi la bocca. Da questo punto di vista il metodo funziona!

Le bacchette, hashi, non devono poi essere lasciate nella ciotola in verticale: è di cattivo auspicio in quanto la posizione ricorderebbe il rito funebre.

Infine: il sushi occupa una importante ma non esclusiva parte della cucina giapponese, almeno a giudicare dall’offerta dei ristoranti di Tokyo. Nei vicoli della città ci sono minuscoli localini con una grande offerta di piatti elaborati e anche a base di carne; ristoranti con solo ramen nel menu; altri ancora in cui si sceglie la carne (un’ampia sezione del menu è dedicata alle frattaglie, lingua, cuore e fegato) e ce la si cucina da soli nel proprio tavolo, dotato di una griglia ad uso personale.

Il minimo comun denominatore di tutte queste esperienze è in ogni caso l’estrema gentilezza delle persone che per ora abbiamo incontrato. I giapponesi sono molto attenti a non dare fastidio in nessun modo,  ringraziano e sorridono sempre. Un altro aspetto di cui ci siamo stupiti, infine, è il silenzio della città, nonostante Tokyo sia una delle metropoli più grandi e popolate del mondo.

Ah, e comunque: a Tokyo si può comprare di tutto, a qualsiasi ora e in ogni punto della città attraverso i distributori automatici!

Alla prossima!